Luca
Fabiani è la star degli eventi
Salvacion a Ibiza ed è considerato
dalla critica internazionale un "Top
DJ". La nostra redazione lo ha
raggiunto direttamente sull' isla, per
conoscere meglio le sue caratteristiche
artistiche.
Luca,
un'altra grande stagione "Salvacion"
a El Divino di Ibiza, raccontaci com'è
andata?
E’
stata sicuramente una buona estate,
la gente che è venuta al El
Divino si è divertita un botto
ed un paio di serate sono state realmente
epiche.
Il
sound che proponi, personalizzato
da influenze rock, piace molto al
pubblico inglese, come sei giunto
a questa fortunata scelta musicale?
Direi
per puro istinto! In più sono
sempre alla costante ricerca del suono
da proporre in discoteca “perfetto”:
so che è un utopia ma ci provo…
Sei
un dj legato allo storico vinile,
o preferisci utilizzare nuovi supporti
e nuove tecnologie?
Fino
a qualche mese fa ero dell’idea
che un vero dj dovesse suonare sempre
e solo col vinile anche se già
alla fine degli anni 90, quando suonavo
goa trance, usavo i cd player. Ora
invece penso che sia giusto che un
dj utilizzi nuovi strumenti per suonare.
All'inizio
della tua carriera artistica, chi
ha creduto maggiormente nelle tue
capacità?
Fortunatamente
ho incontrato promoter che hanno creduto
nel mio progetto fino quando ero ragazzino,
dandomi la possibilità di suonare
in posti “cool”.
In
Italia durante la prossima stagione
dove sentiremo la tua musica?
Un
po’ ovunque: da Milano al sud
Italia. Penso che quest’inverno
sarò molto attivo sia sul fronte
italiano che estero.
Ibiza
a parte, preferisci suonare nei club
italiani o nelle location all'estero?
E’
indifferente: la bella serata non
dipende dalla locazione geografica
ma da altri fattori: com’è
fatto il locale; il tipo di soundsystem;
la qualità della gente
Come
deve essere il sound system ideale
di Luca Fabiani?
Deve
fare rumore come un treno lanciato
a 250 kmh e deve essere pulito e tagliente
come la lama di un coltello affilato!!!
Intervista realizzata da Marco Pelizzari
Data: settembre 2007
Un ringraziamento speciale a Lorenzo
Tiezzi